Incontri con Francesco Gesualdi.

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CIRCOLARE NAZIONALE, SETTEMBRE 2019 A CURA DELLA RETE DI CASALE MONFERRATO

 

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CIRCOLARE NAZIONALE, SETTEMBRE 2019 

A CURA DELLA RETE DI CASALE MONFERRATO

Carissimi tutti,

la nostra lettera non può che partire dalle riflessioni sviluppate nel corso del seminario di Sasso Marconi (L’informazione ai tempi del web, 18-19 maggio 2019). Abbiamo avuto conferma dalle relazioni che alcuni eventi cruciali stanno modificando il nostro modo di vivere. Ne cito alcuni, senza pretesa di esaustività:

  • La “convergenza digitale” potenziale di tutti gli oggetti di vita quotidiana in collegamento con l’uso sempre più invasivo dello smartphone.
  • La profilazione della popolazione sulla base delle abitudini informatiche di ciascuno e la creazione di banche dati (i cosiddetti “Big Data”) utilizzabili per promuovere prodotti commerciali, ma anche per influenzare gli elettori in prossimità delle elezioni

Sul piano politico un passato recente ha visto il diffondersi del mito della tele-democrazia, attraverso forme di partecipazione diretta e individuale (non mediata dagli organismi rappresentativi, sempre più screditati), supportata da un sottostante ideale di un dialogo universale fra le culture. Tuttavia questo ideale deve tener conto di alcune tendenze di fatto che paiono andare in direzione opposta.

  • I cittadini non hanno ampliato la loro partecipazione, se non quella legata ad interessi di nicchia, talvolta importanti politicamente, ma spesso limitati da un atteggiamento di contrapposizione a qualche grande opera o qualche grande evento, dunque con caratteristiche di territorialità ridotta.
  • Le barriere fra gruppi nazionali e sociali non sono state colmate, anzi paiono approfondirsi con l’affermazione di movimenti identitari e sovranisti
  • Il dibattito politico fa leva sempre di più su casi mediatici e sull’enfatizzazione delle emozioni. Le persone si coinvolgono, talvolta ingenuamente, attorno ad eventi simbolici (contrassegnati da amore/odio a prima vista), caratterizzati dal primato dell’immagine o del filmato, in un contesto in cui tendono a scomparire tutti i discorsi di approfondimento.
  • Ne consegue la progressiva fragilità dei modelli di mediazione centrati su qualche forma di pensiero competente: intellettuali, anche prestigiosi, moltiplicano appelli, ma vengono spesso scherniti e contrapposti ad urlatori di piazza nei dibattiti televisivi. L’assenza di un dialogo informato, basato su stampa autorevole e indipendente, diventa l’humus su cui si sedimentano varie forme di populismo.
  • L’opinione pubblica tende a frammentarsi in sottogruppi auto referenziali. I talk show televisivi diventano spesso cassa di risonanza per linguaggi estremizzati e contrapposti (che hanno una continuità esasperata con i cosiddetti “hate speech” veicolati ed amplificati dai social).

Da questo quadro emerge una democrazia sempre più fragile:

  • Il personale politico è spesso delegittimato ed è visto con un certo disprezzo dalla maggioranza della popolazione. Il dibattito politico si accentra con sempre maggior frequenza attorno a brevissime battute di pochi leader che sembrano interpretare le tendenze popolari, ma spesso sono guidate da sondaggi preconfezionati.
  • La democrazia del voto appare sempre più manipolabile e molte persone non vanno più a votare se non vengono richiamate da qualche evento mediatico. Le campagne elettorali sono spesso falsate da notizie emozionali enfatizzate ad arte e da messaggi tendenziosi rivolti a sottogruppi di elettori individuati grazie alle tecniche di profilazione informatica.
  • Si rafforza la tendenza a distruggere la credibilità di coloro che tentano una conciliazione o una sintesi. Emerge il sospetto che alcune informazioni siano manipolate in modo da aizzare i progressisti gli uni contro gli altri. Mai come oggi l’area progressista è divisa e frammentata in numerose correnti, spesso in forte polemica fra loro.

Si tratta di linee di tendenza complesse, a cui non è facile dare una risposta. Fedeli al nostro ambito di piccoli gruppi di testimoni nella Rete possiamo impegnarci a riproporre costantemente il rapporto con la realtà, al di là delle manipolazioni emozionali basate su un numero esiguo di esempi. Si tratta di un compito serio ed anche severo, che recupera la sobrietà del linguaggio, nella consapevolezza che non esistono verità a senso unico, ma che la problematicità del reale e la vicinanza con chi soffre sono le vere linee di crescita di una condivisione politica.

Il cosiddetto “Decreto sicurezza bis” approvato ai primi di agosto sembra andare in direzione opposta. Da una parte il rafforzamento del mito della sicurezza come obiettivo politico, dall’altra la colpevolizzazione delle ONG, che accomuna nell’opinione pubblica i salvataggi in mare e le iniziative di solidarietà, tutte viziate da “buonismo” e da ingenuità, quando non direttamente colpevoli di attentare ai valori della nostra cultura.

Nel suo appello don Ciotti sottolinea che tutto ciò avviene nel più totale disprezzo dei trattati internazionali che anche l’Italia ha ratificato e che impongono anche al nostro Paese di prestare soccorso ai naufraghi e alle persone in difficoltà. Da sacerdote ricorda che quei principi esprimono lo spirito del Vangelo, cioè accogliere gli oppressi e i discriminati, denunciare le ingiustizie, costruire una società più umana a partire da questo mondo. Non nega la difficoltà di governare il fenomeno migratorio ma conclude: “Questo decreto sicurezza non è un segno di governo ma di una gestione cinica del potere, tramite mezzi di cui la storia del Novecento ci ha fatto conoscere gli esiti tragici: la rappresentazione della vittima e del debole come nemico”.

Resta più che mai necessario in questo momento ribadire l’esortazione “restiamo umani” di fronte al moltiplicarsi delle parole di odio. Non perché “buonisti”, ma perché consapevoli che l’umanità autentica è ancora da costruire, prima di tutto in noi stessi, lasciando aperta la porta dell’accoglienza.

Resta vivo e vitale il messaggio della Rete, soprattutto dove ci chiede di saper accogliere l’altro nella sua diversità, cercando di obbedire alla sua “verità”, provando a metterci in un atteggiamento di ascolto e provando a liberarci dalle precomprensioni che a volte ci inducono a selezionare solo una parte.

Aggiungo alcune suggestioni raccolte da un convegno in memoria di don Gino a Casale Monferrato.

  • Ribadire il nostro no a coloro che pretendono di essere gli unici portatori di verità e che sono responsabili di una stagione politica sempre più povera di contenuti e sempre più attardata in dibattiti su argomenti marginali.
  • Riscoprire la dimensione dell’aver cura come la dimensione fondamentale della vita, legata alla percezione della mancanza, della esigenza di un completamento e dell’impegno per mettere al riparo altri da ciò che è di ostacolo al loro completamento, mantenendo la gratitudine per ciò che ci è stato donato.
  • Ritrovare l’impegno nella costruzione della comunità a partire da noi stessi. Il filosofo Plotino parlava di una statua interiore che ciascuno di noi scolpisce nella sua vita per sottrazione, togliendo di tanto in tanto qualche frammento inutile.

Con questa circolare il gruppo di Casale è vicino a quanti cercano di comprendere questi tempi lontani dalle sensibilità in cui è nata e cammina la Rete. Un abbraccio fraterno a TUTTI.

 

L’informazione ai tempi del web: tra liberazione e controllo – Circolare nazionale Giugno 2019, a cura della Segreteria della RRR

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CIRCOLARE NAZIONALE GIUGNO 2019 – A CURA DELLA SEGRETERIA DELLA RETE

Il Seminario nazionale della Rete “L’informazione ai tempi del web: tra liberazione e controllo”, svoltosi a Sasso Marconi il 18 e 19 maggio, è stato accolto da tutti i partecipanti con grande interesse. La scottante attualità dell’argomento è emersa in tutta la sua evidenza proprio nella campagna elettorale per le Europee, nella quale per la prima volta, come documenta uno studio, la propaganda tramite i social ha sorpassato in Italia quella tradizionale. E nella quale è evidente che chi più ha usato i social (la Lega, secondo lo stesso studio, li ha usati in misura tripla rispetto agli altri) ha vinto, così come avevano vinto Trump e Bolsonaro.

Lo stesso coordinatore della macchina propagandistica di Salvini, Luca Morisi, ha dichiarato a Gad Lerner: “Ritengo che la rivoluzione digitale e l’iperaccelerazione nell’informazione che i nuovi media hanno portato con sé, abbiano modellato e determinato l’attuale quadro politico, non solo in Italia. Si tratta di modificazioni profonde della società che hanno riflesso in tutti gli ambiti. La tecnica agisce oggi più che mai come forza profonda della storia” (da Repubblica, 29/5(2019).

In attesa di pubblicare sul sito della Rete le relazioni, vi diamo in questa circolare una sintesi dei contenuti.

Stefano Draghi, docente di ICT (Information and Communication Tecnology) all’Università IULM di Milano, ha introdotto il Seminario partendo dagli sviluppi delle tecnologie informatiche dagli anni ‘70 per arrivare all’attuale era digitale, in cui suono, voce, testo, immagini e video vengono veicolate attraverso strumenti alla portata di tutti, favoriti dalla telefonia mobile che consente di collegarsi immediatamente in tutto il mondo.

Tutto questo ha creato una enorme concentrazione di interessi economici, politici e sociali. Tutti gli aspetti della vita odierna dipendono da queste tecnologie. Il rischio è la marginalità di chi non si adegua.

Altro fenomeno collegato è quello dei “Big-data”, il nuovo petrolio dell’epoca digitale. Ognuno di noi produce ogni giorno un’enorme quantità di dati. Tutto ciò che facciamo in rete viene registrato e questo enorme patrimonio di dati è accumulato da poche multinazionali. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta sempre più sostituendo l’uomo. In futuro le reti permetteranno di far dialogare tra loro gli oggetti (si parla già di internet delle cose, IOT) e saranno sempre più sviluppate le tecnologie immersive nella realtà virtuale.

Draghi ha parlato delle speranze create dalle nuove tecnologie e degli effetti perversi che hanno provocato. Si sperava in una democrazia diretta e senza intermediazioni: in realtà la partecipazione è ai minimi storici. Si sperava che la facilità di comunicazione avrebbe fatto superare le barriere culturali, religiose, etniche, ma non è andata così. Si sperava in un’estensione del diritto alla libertà di espressione allargato a tutti: in realtà solo pochi hanno approfittato di queste tecnologie per concentrare un potere smisurato nelle proprie mani.

Qualche effetto positivo c’è stato: ad esempio le “primavere arabe” sono state la prova di quello che le nuove tecnologie avrebbero potuto essere. Ma basta guardare che cosa sta accadendo ora in quei paesi…

Tra gli effetti negativi delle nuove tecnologie, Draghi ha citato quelli di natura socio-psicologica, dovuti al rimanere chiusi in un sistema di social network che ci porta a credere ad una realtà che non è quella vera e che può creare dipendenza; e gli effetti di natura politica. Le tecnologie interattive non hanno aumentato la partecipazione dei cittadini perché hanno aggravato la delegittimazione della classe politica e la democrazia rappresentativa si è indebolita perché c’è stato un processo di disintermediazione. La democrazia diretta si è rivelata un mito, che porta la gente a pensare di poter decidere anche su questioni molto complicate pur non avendo alcuna competenza. Questo ha alimentato il populismo, grazie all’uso spregiudicato dei nuovi mezzi di informazione da parte di certi politici. I social network non hanno incrementato le occasioni di dialogo ma segmentato le opinioni pubbliche in tanti piccoli sottogruppi, ognuno diviso nella sua “bolla”, in cui incontra e parla solo con chi la pensa come lui. Gli individui non sono più in grado di fare sintesi ma sono incentivati a contrapporsi e a odiarsi reciprocamente. Infine, i social media violano continuamente le regole delle campagne elettorali e agiscono senza controllo per determinarne l’esito.

Naturalmente la coscienza civile si sta svegliando e sono già cominciati i movimenti per evitare che tutto questo degeneri. Draghi è del parere che le soluzioni non possano essere tecniche ma che serva un’azione politica a livello internazionale per cambiare il modello di business che scambia gratuità con l’appropriazione della nostra vita. Ad esempio i nuovi regolamenti Ue vanno in quella direzione. In secondo luogo i protagonisti dell’informazione devono combattere la falsità con la verità. Infine c’è la Carta dei diritti in internet, elaborata da Rodotà e fatta propria dal nostro Parlamento. Questi diritti sono: diritto all’accesso, al servizio universale, ad un’educazione consapevole su come si usa la rete, ad usufruire di servizi pubblici e privati, alla trasparenza, ad essere informati, ad essere ascoltati e consultati in tutte le decisioni che ci riguardano, ad un coinvolgimento attivo alle scelte politiche, alla partecipazione, e infine: diritto alla verità.

Il secondo relatore, Alex Orlowski, ha spiegato i retroscena dei social, forte della sua attività di creatore di campagne elettorali social in Italia e all’estero. Orlowski ha chiesto di non rendere pubblica la sua relazione, visto che a causa della sua attività è nel mirino di gruppi estremisti che lo minacciano di morte. Orlowski ha spiegato come la rete può influenzare il voto europeo: le forze sovraniste si sono organizzate e hanno imparato dalle campagne di Trump e di Bolsonaro, il cui “burattinaio” è Steve Bannon. In Italia queste tecniche che puntano ad assecondare la “pancia” della gente le sta usando molto abilmente Salvini.

Anche in Francia, dietro la protesta dei Gilet Gialli, si è giocata una partita internazionale di disinformazione, in cui si sono buttati siti russi, americani, turchi, brasiliani, cinesi … Uno degli scopi di questo attivismo, per Orlowski, è quello di verificare la propria potenza di fuoco, oltre che indebolire Macron, nemico dei sovranisti.

In queste campagne elettorali grande peso hanno i “Bot” (da robot), cioè profili falsi automatici in grado di dialogare sui social con un grande numero di persone: così fanno credere di essere più numerosi e quindi più importanti. Ci sono poi i “Troll”, messaggi provocatori tesi a disturbare la comunicazione in rete.

Ricerche dimostrano che gli account Facebook, Twitter, Instagram che hanno utilizzato più di altri le fake news sono quelli pro Salvini, il quale tra l’altro ha speso cifre ingenti per le sue campagne social. Un aspetto inquietante citato da Orlowski è il collegamento di tutti questi gruppi con produttori di armi di tutto il mondo.

La conclusione di Orlowski è che, al momento del voto, le persone poco attente alla politica, che sono la maggior parte, si basano sullo slogan che hanno sentito ripetere migliaia di volte e sono convinte che, essendo condiviso da tantissime persone, rappresenti la scelta giusta.

Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica all’Università di Milano, ha inviato un video nel quale ha sintetizzato la sua relazione. Ziccardi è partito dal suo recente libro “Tecnologie per il potere”, il cui filo conduttore è l’idea che oggi la tecnologia possa condizionare la politica interferendo su principi fondamentali come la libertà di informazione, la libertà del voto, la formazione e l’espressione del consenso. Ziccardi ha ricordato che il primo utilizzo delle nuove tecnologie in politica si può far risalire ad Obama, ma è con Trump che si assiste ad un uso massiccio e spregiudicato, che poi è stato esportato in altri paesi, tra cui l’Europa.

Studi sui tweet di Trump mostrano la sua tattica: i tweet lanciati all’alba per aprire il dibattito del giorno e dettare l’agenda; i tweet per aggredire gli avversari; i tweet per veicolare notizie false; i tweet per distrarre l’attenzione dai veri problemi o dalle proprie difficoltà. Questa tattica è stata usata anche da Salvini.

L’ultima relazione del Seminario è stata tenuta da Giorgio Gallo della Rete di Pisa, che ha parlato del recente libro della studiosa americana Soshana Zuboff “L’età del Capitalismo della sorveglianza”.

All’inizio del nuovo millennio, con Google inizia un nuovo paradigma. Fornendo servizi di ricerca su internet, Google dispone di enormi basi di dati relativi alle nostre ricerche, rivelatisi preziosi per associare a ciascun utente gli annunci pubblicitari più efficaci. Più tardi anche Facebook e altri social hanno cominciato a ricavare quantità enormi di dati dalle attività che svolgiamo sui social stessi. E’ una nuova fase del capitalismo, che Zuboff definisce “della sorveglianza”, perché gli enormi archivi di dati sui nostri “comportamenti” stanno diventando il materiale più prezioso oggi sul mercato, tanto è vero che le multinazionali del web, da Google a Facebook, da Apple a Amazon, possiedono ricchezze che il capitalismo del passato non aveva mai conosciuto. E chi ha in mano la conoscenza dettagliata dei nostri comportamenti può esercitare una sorveglianza così estesa ed efficace che nessun regime poliziesco era mai riuscito a raggiungere nella storia dell’umanità. “Loro” sanno tutto di noi, ma noi non sappiamo chi essi siano e cosa davvero sappiano. Sono però in grado di inviarci stimoli e sollecitazioni che ci spingono a modificare i nostri comportamenti nel senso da loro voluto. Il vecchio capitalismo faceva propria un’idea di reciprocità, basata sul fatto che i lavoratori erano anche consumatori, cioè destinatari dei beni prodotti. Oggi la reciprocità scompare. La conseguenza è un disinteresse di questo capitalismo per la democrazia e per l’informazione libera: Google e Facebook si sono sovrapposti al giornalismo professionale, inondando la rete di notizie senza alcuna garanzia di serietà delle fonti, senza mediazione e senza distinzione di importanza. Le conclusioni di Zuboff sono un invito a reagire: “La democrazia può essere sotto assedio, ma non possiamo permettere che le sue numerose ferite ci allontanino dalla fedeltà alla sua promessa”. Il Muro di Berlino è caduto quando la gente ha detto “Basta!”.

Maggio è il mese dei diritti dei bambini – Circolare nazionale di maggio 2019 dalla Rete di Macerata

Circolare  nazionale di maggio 2019                               dalla Rete di Macerata

Maggio è il mese dei diritti dei bambini
Cari amiche e amici,

è incredibile quante siano le guerre attualmente nel mondo e quanto incidano sulla vita dei bambini: uno su cinque vive in aree di conflitto, precisamente il 90% dei bambini yemeniti, il 70% di quelli siriani, il 60% dei bambini somali, come dice il manifesto che ho riportato sopra. I più vulnerabili non sono protetti dagli orrori della guerra e questo è un affronto alla nostra umanità. E’ ora che i governi capiscano che non riuscire a proteggere i più vulnerabili è il fallimento di qualsiasi politica. Da Anna Frank ai bambini di oggi sono sempre loro a subire le guerre dei grandi; per non parlare di quelli arruolati, armati e costretti a combattere nonostante la tenera età. Elenco alcuni dei punti caldi nel mondo:

Africa: Punti Caldi: Burkina Faso (scontri etnici), Egitto (guerra contro militanti islamici), Libia (guerra civile in corso), Mali (scontri tra esercito e gruppi ribelli), Mozambico (scontri con ribelli RENAMO), Nigeria (guerra contro i militanti islamici), Repubblica Centrafricana (scontri armati tra musulmani e cristiani), Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli), Somalia (guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab), Sudan (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur), Sud Sudan (scontri con gruppi ribelli)

Asia: Punti Caldi: Afghanistan (guerra contro i militanti islamici), Birmania-Myanmar (guerra contro i gruppi ribelli), Filippine (guerra contro i militanti islamici), Pakistan (guerra contro i militanti islamici), Thailandia (colpo di Stato dell’esercito Maggio 2014)

Europa: Punti Caldi: Cecenia (guerra contro i militanti islamici), Daghestan (guerra contro i militanti islamici), Ucraina (Secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk), Artsakh ex Nagorno-Karabakh (scontri tra esercito Azerbaijan contro esercito armeno e esercito del Artsakh (ex Nagorno-Karabakh)

Medio Oriente: Punti Caldi: Iraq (guerra contro i militanti islamici dello Stato Islamico), Israele (guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza), Siria (guerra civile), Yemen (coalizione guidata dall’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi)

Americhe: Punti Caldi: Colombia (guerra contro i gruppi ribelli), Messico (guerra contro i gruppi del narcotraffico), Cile ( oppressione del popolo Mapuche vittima della negazione della propria identità oltre ad essere defraudato delle sue risorse naturali), Venezuela ( crisi politico-militare fra Maduro e Guaidò- due presidenti nello stesso  Stato), Brasile (Bolsonaro guerra agli indios dell’Amazzonia ritenuti ostacoli al sistema finanziario speculativo di cui egli è il portavoce)

TOTALE:

Totale degli Stati coinvolti nelle guerre 69
Totale Milizie-guerriglieri e gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti 822

Una buona iniziativa:

Ripresa congiuntamente da “Rete italiana per il Disarmo”, “Sbilanciamoci!” e “Rete della Pace” la nuova fase di mobilitazione (che nelle prossime settimane vedrà concretizzarsi diverse iniziative a livello nazionale e territoriale) che ha come obiettivo la richiesta al Governo e al Parlamento dello stop definitivo della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter. Un impegno che, dopo i primi 4 miliardi già spesi e almeno 26 velivoli già acquisiti o in produzione, costerà, se confermato, almeno altri 10 miliardi di euro, destinati ad aerei d’attacco e con capacità nucleare.

Oggi abbiamo fatto un appello ai Parlamentari di tutti gli schieramenti: dite basta a questa scelta insensata a problematica presentando e discutendo entro l’estate una Mozione per il blocco definitivo e completo del programma JSF”, ha commentato Giulio Marcon, coordinatore della campagna “Sbilanciamoci!.”“                            Le organizzazioni della società civile  hanno rilanciato la “mobilitazione NO F-35” chiedendo di destinare tali fondi a necessità più urgenti per l’Italia: welfare, lavoro, istruzione, diritti, ambiente. I soldi che si dovrebbero  spendere per gli F-35 nei prossimi 10 anni si potrebbero invece investire in: 100 elicotteri per l’elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, 5.000 scuole messe in sicurezza a partire da quelle delle zone sismiche e a rischio idrogeologico, 1.000 asili nido pubblici a favore di 30.000 bambini oltre a 10.000 posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza. Rilanciare la campagna contro l’acquisto dei cacciabombardieri F-35  è importante perché è  ora di dire basta a queste scelte che tolgono risorse allo sviluppo sostenibile e ai reali bisogni del Paese, e non fanno altro che alimentare la corsa al riarmo, a nuove guerre, a nuove dittature. E’ ora di costruire la pace con l’economia di pace e con la difesa civile e nonviolenta, con il rifiuto della guerra e con la messa al bando delle armi nucleari. Dobbiamo garantire l’accesso ai diritti fondamentali e universali a tutte le persone, perciò il Parlamento deve ascoltare e scegliere da che parte stare: dalla parte dei bisogni del paese e della pace o dalla parte dell’industria bellica?

Tra il 2019 e il 2020 anche il nostro Paese dovrà decidere se sottoscrivere un contratto di acquisto pluriennale, diverso dagli acquisti annuali flessibili che sono stati condotti finora,  per cui siamo allo snodo fondamentale: dopo tale passaggio non sarà più possibile tornare indietro e risparmiare alcun euro, anzi il continuo lievitare dei costi ci costringerà ad aumentare anche i fondi attualmente stanziati.  Consideriamo che nella seconda parte del 2018 sono stati almeno 6 i nuovi contratti sottoscritti dall’Italia in prosecuzione all’acquisto di lotti  di F-35. I documenti della Difesa (come il DPP 2018) confermano  che anche il Governo Conte – così come gli Esecutivi precedenti – ha firmato contratti che configurano l’acquisto di nuovi aerei  spendendo  centinaia di milioni di denaro pubblico!

                                                                                                             Maria Cristina Angeletti

 

 

La lezione di Greta – Lettera di aprile 2019 dalla Rete di Macerata      

Lettera di aprile 2019        dalla Rete di Macerata              M.Cristina Angeletti

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande” ( Hans Georg Gadamer).

La lezione di Greta

Giovani e futuro sono sinonimi. Il futuro in primo luogo, biologicamente, appartiene a loro. Da sempre. In un pianeta, però, meno ricco di risorse e con problemi nuovi, questa relazione è diventata meno scontata.  Il futuro, almeno come lo abbiamo conosciuto nella seconda parte del XX secolo, quando era ovvio che le nuove generazioni avrebbero avuto  una qualità della vita migliore delle precedenti (almeno per molti e in occidente)  è un concetto che semplicemente non esiste più. Per i ragazzi attivarsi per il cambiamento è diventata oggi una priorità.

Una domanda ricorrente: Perché studiare per un futuro, quando non ci sarà un futuro?
In questo senso una storia interessante è quella di Greta Thunberg, la ragazzina svedese di 15 anni che ha scelto di scioperare dalle lezioni e sedersi sotto il Parlamento per costringere i politici ad agire sul cambiamento climatico. Anche lei, come migliaia di suoi concittadini, ha visto questa estate bruciare in Svezia ettari di foreste: centinaia di alberi e terreni aridi trasformati in muri di fuoco anche a causa del riscaldamento globale.

Greta è stata capace di dare corpo alla sua protesta dall’agosto 2018, grazie al climate strike, lo sciopero per il climate change. La sua azione ha attirato l’attenzione non solo di altri giovani ma di un’ampia comunità consapevole dell’urgenza del problema. Greta ha poi fatto sentire la sua voce a COP24, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è svolta a Katowice in Polonia. Ha inventato l’iniziativa “Venerdì per il futuro”che il 15 marzo 2019 ha coinvolto i giovani di 1659 piazze sparse in 105 paesi del mondo. Uno sciopero scolastico in nome della scienza.

Un’altra domanda ricorrente: Il modo in cui i grandi organizzano il futuro è affare loro o soprattutto di chi quel futuro lo vivrà?

Per ricordarcelo serviva una ragazzina bionda con un cartello in mano, che non ha mai smesso di crederci. La studentessa, che il Time ha inserito nella lista delle teenager più influenti al mondo, ha impartito una lezione ai potenti del mondo. I giovani con la loro energia e la loro creatività saranno i veri agenti del cambiamento. Saranno loro a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e a costruire un futuro migliore per l’uomo e l’ambiente.                                                                                                                               Con questa protesta i ragazzi non solo chiedono la riduzione delle emissioni dei gas serra nel rispetto degli accordi di Parigi del 2015, ma anche l’adozione di nuove politiche ambientali per evitare quello che oggi appare come un destino già scritto.

Lo slogan più utilizzato: “Perché gli adulti che tra quaranta/cinquanta anni non ci saranno più possono permettersi di distruggere il futuro delle nuove generazioni? ” In poche settimane migliaia di ragazzi e ragazze dalla Svezia all’Australia hanno  quindi  aderito ai Fridays for Future disertando le aule per invadere le strade e manifestare contro decenni di inquinamento che hanno innalzato sensibilmente le temperature globali, sfalzato l’equilibrio di interi ecosistemi e innescato il veloce scioglimento dei grandi ghiacciai antartici.

Greta  è in visita in Italia,  venerdì 19 aprile a Roma a Piazza del Popolo ha manifestato  con i ragazzi di FridayForFuture, in vista della Giornata mondiale della Terra del 22  aprile.

Ma essere o meno dell’età di Greta, ossia dei nativi ecologici, non cambia: ci sono tante piccole  azioni per contribuire al cambiamento e fare ciascuno – indirizzando i governi a fare altrettanto – la propria parte. MyClimateAction.                                                                                                               Ecco 10 spunti, piccolissime azioni per fare la differenza:                                       1) Beviamo acqua del rubinetto, aboliamo la pratica (in Italia siamo al top) di utilizzare acqua in bottiglie di plastica per uso domestico e portiamo sempre con noi una bottiglia personale continuando ad usare sempre quella. Già questo nel nostro piccolo cambierà qualcosa                                         2) Non sprechiamo l’acqua potabile facendo docce brevi, tenendo i rubinetti aperti solo quando occorre, usando  detergenti naturali come l’aceto che non necessitano di grandi  risciacqui                                                       3)Torniamo al caro, vecchio sapone evitando così flaconi di plastica. Ora in solido si trova di tutto dallo shampoo al balsamo                                                     4) Usiamo spazzole e spazzolini in bambù, igienico e ecologico                        5) Pic-nic al parco no plastic: per le nostre gite usiamo materiale compostabile o meglio ancora lavabile. Ognuno porti il suo cestino                   6) Usiamo i piedi, le bici, i mezzi pubblici. Insomma lasciamo il più possibile a casa la macchina. La mobilità sharing è in pieno sviluppo, sulle piste ciclabili invece siamo inizio                                                                                               7) Conserviamo il cibo nel vetro e  nella ceramica. Al bando pellicole e alluminio inquinanti                                                                                                         8) Illuminiamo  in modo ragionevole con lampadine a basso consumo. Ricordiamoci poi di spegnere le luci quando lasciamo una stanza e usiamo l’aria condizionata solo se è indispensabile                                                                 9) Facciamo l’orto: un modo per aumentare la quota di cibo a km zero, il verde in città e l’attività antistress per chi lo cura. Che siano vasetti in balcone o piante in giardino, va bene tutto per cambiare rotta                             10) Ricicliamo il più possibile e compriamo meno: che sia il passaggio di vestiti ad amici o parenti, che sia il corretto smaltimento dei rifiuti, che sia rinunciare all’acquisto destinato in breve al dimenticatoio, anche così facciamo azioni buone per il clima e per noi stessi.

Da insegnante tifo per Greta e per i giovani motivati al rispetto dell’ambiente, nella convinzione che loro potranno realmente contribuire  al cambiamento di mentalità coinvolgendo tutti, per primi  noi adulti in gran parte responsabili, più o meno consapevolmente, dei danni causati all’ambiente.

 

 

CIRCOLARE NAZIONALE – MARZO 2019 – A CURA DELLA SEGRETERIA Oggi il mondo dell’informazione sta vivendo una rivoluzione…

striscione Rete RR

Oggi il mondo dell’informazione sta vivendo una rivoluzione che qualcuno paragona, per importanza, a quella introdotta dall’invenzione dei caratteri di stampa di Gutenberg.

CIRCOLARE NAZIONALE – MARZO 2019 – A CURA DELLA SEGRETERIA

La Rete Radié Resch delle origini faceva pressione sui governi dittatoriali dell’America Latina inondando di cartoline le ambasciate per denunciare le violazioni dei diritti umani. A quell’epoca i dittatori ci tenevano alla propria immagine e temevano le iniziative che potevano smascherarli. Oggi i dittatori si vantano di disprezzare i diritti umani. E non solo i dittatori.

A quell’epoca si scrivevano lettere ai giornali per denunciare ingiustizie e per portare alla luce notizie che il potere voleva tenere nascoste. Si leggeva la stampa alternativa per aggirare l’informazione controllata e manipolata dai potentati economico-politici.

Oggi la situazione è molto più complicata. Il caso del Venezuela è emblematico: sappiamo tutti che dietro le informazioni che ci arrivano c’è lo zampino degli Stati Uniti, potenza che ha forti interessi economici nella regione, ma sappiamo anche che in Venezuela sono in campo giganteschi interessi di Russia e Cina, due potenze che in fatto di disinformazione non hanno nulla da imparare dagli americani. Chi ce la racconta giusta?

Oggi il mondo dell’informazione sta vivendo una rivoluzione che qualcuno paragona, per importanza, a quella introdotta dall’invenzione dei caratteri di stampa di Gutenberg.  L’invenzione alla base della rivoluzione attuale è internet. “Da Gutenberg a Internet” era il titolo del capitolo conclusivo del volume “L’Italia in prima pagina” di Aurelio Magistà (Bruno Mondadori, 2006), un capitolo “aperto”, che lasciava appena intravedere le novità che internet era destinato ad apportare al mondo dell’informazione. Nel giro di dieci anni il cambiamento è stato epocale. I giornali di carta hanno perso progressivamente la loro influenza sulle masse (anche se rimangono pur sempre letti dai ceti più influenti della società): solo in Italia in un decennio i quotidiani hanno visto dimezzare la loro tiratura; settimanali come Panorama stanno chiudendo e altri come Famiglia Cristiana, che vendevano oltre un milione di copie, oggi ne vendono poco più di 100 mila. Anche l’influenza della tv è in calo, soprattutto fra i giovani: il piccolo schermo continua ad essere fonte di informazione, ma a differenza di qualche decennio fa, quando era uno strumento di elevazione culturale (ricordate il maestro Manzi di “Non è mai troppo tardi”?), oggi più che altro svolge un ruolo di deformazione del costume. Nel frattempo è aumentata vertiginosamente l’informazione online, attraverso i blog e i social media, con una frammentazione delle fonti, l’impossibilità di controllare la provenienza delle notizie, l’immediatezza della diffusione di immagini e video grazie agli smartphone, la mancanza di contestualizzazione, il dilagare delle cosiddette fake news, cioè notizie false create e diffuse per scopi oscuri, l’esplosione dell’odio online, l’arretratezza della legislazione dei singoli Stati, che non sono in grado di far fronte a problemi nuovi di dimensione planetaria…

In questa situazione di incertezza si inseriscono abilmente i manipolatori di professione, che utilizzano le nuove tecnologie per “profilare” gli utenti di internet, cioè per ricavare dalle ricerche che ognuno di noi fa in rete, le nostre preferenze, i nostri gusti, i nostri sogni, per “rivendere” poi i nostri dati alla pubblicità, alla politica e a chiunque abbia un qualche interesse, più o meno lecito. “Oggi l’uso dei dati personali degli utenti di internet è stato reso un’arma con efficienza militare” ha detto Tim Cook, amministratore di Apple, alla conferenza Ue sulla privacy.

Oggi sono le notizie che vengono a cercarci anziché noi che andiamo a cercare le notizie: sono notizie costruite su misura del nostro profilo, perché “la rete ci conosce meglio di noi stessi”. Ecco perché molti sono convinti che i nostri politici attuali “dicono quello che pensa la gente”.

Di fronte a questa rivoluzione tecnologica in atto, la sensazione che provano le generazioni meno giovani è che l’informazione passi sopra le loro teste. L’esempio dell’elezione di Trump è emblematico: la grande stampa fino all’ultimo dava per certa la vittoria di Hilary Clinton e quasi nessuno si era accorto che qualcosa era cambiato. È vero che già la campagna di Obama era stata vinta anche grazie ai social, ma con Trump si è inserita la variabile dei “big data”, cioè dei “profili” di milioni di utenti ricavati dalla rete, elaborati da una società britannica e utilizzati dagli spin doctor della campagna elettorale di Trump. Secondo gli esperti, con modalità analoghe è stata influenzata anche la campagna per la Brexit, la campagna che ha portato Bolsonaro alla guida del Brasile, e anche le recenti campagne elettorali italiane.

Questi cambiamenti nel mondo dell’informazione si riverberano e si intersecano con tutti gli aspetti della nostra vita e della nostra società.

Cambia il capitalismo: il fatto che già nel 2011 Apple abbia superato in termini di capitalizzazione Exxon Mobil e che oggi le due persone più ricche del mondo siano Jeff Bezos, capo di Amazon, e Bill Gates, fondatore di Microsoft, sono fatti indicativi.

Cambia la nostra vita, sia negli aspetti materiali (cosa e dove compriamo …) che in quelli più immateriali (cultura, informazione, comunicazioni interpersonali …).

Cambia il modo di fare politica e la politica stessa: i governanti comunicano non più attraverso conferenze stampa o comunicati ufficiali, ma via Facebook o Twitter, e pretendono di guidare il paese bypassando la prassi istituzionale, fatta di principi, regole e atti formali.

Ma cambia anche la comunicazione privata e interpersonale, rendendo più frettolosi e superficiali i rapporti, frammentando la società e rinchiudendoci in una dimensione più individuale. Incapaci di “ricucire le lacerazioni”, siamo consumatori di relazioni usa e getta, sempre più soli con le nostre paure ma con tanti sempre nuovi amici virtuali, amici che non abbiamo mai visto in faccia e negli occhi. Questo porta poi spesso a espressioni virali di violenza un tempo inaudite, violenza che non sempre rimane a livello verbale.

Non si tratta di demonizzare le nuove tecnologie o di ignorarle: volenti o nolenti ne siamo tutti condizionati. Se vogliamo che il nostro operare a livello sociale, politico e di solidarietà sia efficace, serve una maggiore e più approfondita consapevolezza e conoscenza della realtà in cui operiamo. E’ sempre una questione di stile di vita.  Si tratta innanzitutto di dedicare tempo alla comprensione della realtà, alla ricerca critica, ai rapporti interpersonali. Dobbiamo sforzarci, da un lato di capire i cambiamenti in atto a livello sociale ed economico, e dall’altro di imparare a conoscere e ad usare in modo critico i nuovi strumenti che le tecnologie digitali ci forniscono.

Per questo il Coordinamento della Rete ha deciso di dedicare ai temi dell’informazione nell’era digitale il Seminario di quest’anno, cioè il momento formativo e di approfondimento che la Rete promuove negli anni in cui non c’è il Convegno nazionale. La scelta del Coordinamento è stata quella di dedicare due giornate (il 18 e il 19 maggio) a questi temi, chiamando relatori ed esperti che ci aiuteranno ad analizzare e a capire meglio i vari aspetti di questi fenomeni. Il Seminario vuole tenere conto delle differenze generazionali: per i più giovani (i cosiddetti “nativi digitali”) il focus sarà soprattutto su come rapportarsi in modo critico alla realtà digitale, per loro naturale ma spesso vissuta in modo acritico; per i meno giovani si tratterà di acquisire gli strumenti per usarla in modo efficace e consapevole.

La sede del Seminario sarà il Centro Congressi Ca’ Vecchia di Sasso Marconi (Bologna). Informazioni più dettagliate saranno fornite in seguito. Intanto la Segreteria invita tutte le reti locali a organizzarsi per garantire una buona partecipazione.

La Segreteria: Maria Angela, Maria Cristina, Fulvio

Faith e Aliya

Faith e Aliya

Faith e Aliya

Novella d’amore

a noi inviata su onde migranti,

irraggiungibile per chi di noi

chiuso rimane

nei recinti

di sicurezza grama.

Tu Faith hai generato

una bimba

partorendo appena scesa dal treno.

Gettate di fretta ,

col foglio di via su un convoglio –

come in tempi non remoti –

espulse da un luogo di accoglienza

e dignità.

E tu giovane madre

ali hai messo ai piedi

e al ventre

contro il livore

sparso a piene mani

in questi tristi giorni/mostri.

Insipiente

chi ti ha respinto;

felice

chi ti ha aiutato a nascere:

Aliya, dono della Vita,

promessa

di un domani più umano.